Carla Casazza/ 30 Marzo, 2020/ Corsi di scrittura/ 0 comments

Durante la fase di progettazione di una storia, dopo avere stabilito il tema, costruito il soggetto e deciso che genere letterario scegliere, dobbiamo definire che voce narrante vogliamo utilizzare.
Potrebbe sembrarti un dettaglio di secondaria importanza, invece condizionerà tutto il tuo successivo lavoro di scrittura.
Gran parte dei romanzi e dei racconti sono scritti in terza persona. C’è chi ha avuto il coraggio di scrivere romanzi in seconda persona come Michel Butor (“La modificazione”), o Italo Calvino (“Se una notte d’inverno un viaggiatore”), o ancora Paul Auster (la seconda parte di “Invisible”), ma si tratta di maestri della letteratura con cui non possiamo misurarci.
La terza persona costituisce la soluzione più facile, in essa il narratore è estraneo alla storia e quindi può inserire nel racconto tutte le informazioni che vuole, passare da una scena all’altra in modo non cronologico, svelare dettagli sui personaggi, anticipare eventi.
Il narratore in terza persona prende una certa distanza dai personaggi, conosce cose che loro ignorano perché è onnisciente, cioè conosce tutti i dettagli della storia.
Se si scrive in prima persona, al contrario, si crea maggiore empatia col lettore che vive la storia attraverso la voce del protagonista o di qualcuno che ne è coinvolto direttamente. In questo modo si riescono a suscitare emozioni forti e creare un legame molto stretto con chi legge. Ma è anche più difficile raccontare certi passaggi della storia e si è costretti a ricorrere ad artifici ed escamotage.
Prendiamo come esempio le vicende del dramma di Shakespeare Giulietta e Romeo. Il narratore – in terza persona – racconta che Frate Lorenzo dà a Giulietta un sonnifero che la indurrà in uno stato di morte apparente per quarantadue ore, in modo da non dover sposare Paride e riuscire a scappare. Nel frattempo Frate Giovanni viene mandato a informare Romeo del piano ma il messaggio non giunge. Giulietta mette in atto il piano pensando che Romeo sia stato avvertito. Il giovane torna a Verona disperato perché ha saputo della morte di Giulietta.
Se la voce narrante fosse quella di Giulietta che racconta i fatti in prima persona, non sarebbe possibile informare il lettore che Frate Giovanni non è riuscito ad avvisare Romeo. E allo stesso modo non potremmo nemmeno raccontare il brano in cui Giulietta è priva di sensi e quindi estranea alle vicende.
C’è anche un’altra questione: mentre scriviamo in prima persona esprimiamo un giudizio, il punto di vista del personaggio a cui diamo voce e così rischiamo di influenzare in qualche modo il lettore.
Insomma la scelta della prima persona non si presta a qualsiasi storia.
Va benissimo per un romanzo introspettivo in cui il protagonista si interroga su di sé e la propria vita, oppure in un romanzo di avventura sul filo del rasoio, è già più complicata da usare in un romanzo giallo (a meno che non siate davvero esperti nella costruzione dell’intreccio) o in una storia fantasy.
Fai quindi una scelta ponderata, esamina con attenzione il soggetto che hai tracciato in precedenza e chiediti quale voce narrante si presta meglio a raccontare senza difficoltà e perdita di efficacia tutte le fasi della vicenda.

(Photo by Aaron Burden on Unsplash)

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