Carla Casazza/ 29 Aprile, 2020/ Recensioni/ 0 comments

C’è chi si piega a compromessi che gli permettono di avere una vita “di successo” secondo gli standard sociali, e chi i compromessi li rinnega e si costruisce una vita su misura della propria anima, anche se controcorrente.
È quello che accade ai quattro fratelli Beltrami, tutti tra i cinquanta e i sessant’anni, uniti da un’infanzia serena e dalla discutibile tradizione di famiglia di imporre nomi della tradizione greca antica.
Clitennestra, detta Ciccia, vive a Londra e lavora nell’alta finanza. Anfio è un luminare dell’oncologia, Ermenegildo, detto Gildo, (no, non è un nome greco, ma questa è un’altra storia) un avvocato della Milano bene. E poi c’è Adrasto, medico anche lui, di cui i fratelli hanno perso le tracce da anni, dopo la morte del padre.
Complice un’idea di Ciccia per fare soldi facili e il veto dell’anziana madre che li tiene ancora in pugno e ha deciso che non se ne fa niente senza l’approvazione di Adrasto, e i tre professionisti partono alla ricerca del fratello sulle montagne della valle Antrona in Piemonte, nei luoghi delle loro vacanze estive di bambini. Nello spazio di alcuni giorni i tre fratelli fanno un viaggio a ritroso nei loro ricordi, alla scoperta (perché di questa si tratta) di un fratello che non conoscono o riconoscono più e che ha fatto delle scelte di vita in controtendenza con le loro. È un viaggio anche dentro se stessi, inevitabile non mettere a confronto le loro esistenze convenzionali e apparentemente di successo con la vita che Adrasto si è scelto dopo essere andato in pensione: una moglie di 30 anni più giovane, tre bambini e l’attività di casaro.
Un romanzo che, come tutti quelli di Michele Marziani, ti cattura tenendoti sempre più avvinto alla narrazione finché – quando arrivi al finale – ti dispiace non essertelo gustato più lentamente.
Una storia scritta con la sua consueta ironia e in cui trova posto, come protagonista o cameo, ciò che gli è più caro: la montagna, il ritorno alla natura, la pesca, il buon cibo e buon bere.
Per raccontare la “sua” Ossola con parole diverse da tutti coloro che gli hanno già dedicato un omaggio letterario.

Lo sciamano delle Alpi
di Michele Marziani
(Bottega Errante Edizioni, 2020)

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